C’è ancora domani

C’è ancora domani

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E' un racconto crudo e realistico narrato con la leggerezza della commedia ma fedele al compito preciso della regista, farci pensare, leggerci i fatti, farci attraversare dalle emozioni e portare l'attenzione sulla discriminazione e la violenza verso le donne. Riesce a fare questo ricordandoci un momento importante del dopoguerra, un primo significativo domani per i diritti e per la condizione delle donne, la possibilità di scegliere e di votare.  Il film ci porta dentro la cultura patriarcale del tempo, ci fa spettatori partecipi dei movimenti della protagonista, delle sue parole e di quelle delle altre donne, dei suoi cambiamenti prima negati, poi pensati e infine agiti.

Il compito è riuscito, ci ricorda che l'ordinaria violenza verso le donne a cui continuiamo ad assistere ha radici precise nella distribuzione e nella gestione del potere, che nel nostro tempo ancora dobbiamo tutti mantenere la convinzione che è possibile scegliere, che tutto ciò che facciamo oggi, porta domani a un cambiamento. Scelgono gli uomini quando decidono di agire la violenza o di cambiare, scelgono le donne quando decidono di uscire dalle relazioni tossiche e mortali, scelgono le strutture sociali e le istituzioni quando decidono come tradurre in regole i cambiamenti culturali, favorendoli od ostacolandoli.

Spesso siamo parlati da altri discorsi, che non sono propriamente i nostri ma il frutto di processi identificatori che ci hanno accompagnato nel nostro percorso di crescita. Siamo i veicoli di discorsi di altri, fino a quando non troviamo la consapevolezza, le risorse o l'aiuto per farci noi soggetti più autentici, per decidere in base ad un ascolto più intimo di noi stessi i nostri discorsi e desideri, per fare i conti con gli influssi delle educazioni ricevute e delle culture in cui siamo cresciuti.

Scegliamo tutti noi quando entriamo in quella sala cinematografica e uscendo portiamo con noi quei discorsi, continuiamo a parlarne perché ci è piaciuto il modo di raccontarceli, li facciamo nostri e scegliamo da quale cultura vogliamo essere attraversati e parlati.

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Vincenzo Vannoni administrator

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